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Grugliasco e l'epidemia: panico, individualismo e senso di collettività

Da alcuni giorni i mezzi di comunicazione, in primo luogo le TV, si occupano in maniera compulsiva del Coronavirus, spesso alla ricerca delle "notizie nella notizia" aumentando clamore e allarme. Il risultato più evidente è stato l’assalto ai supermercati, ma si percepisce anche molta paura genuina oltre un diffuso senso di smarrimento per la contraddizione tra messaggi tranquillizzanti e l'adozione di drastiche misure di contenimento dell’epidemia.
Per una volta possiamo dire che non è colpa del Governo, che anzi con le “FAQ - Nuovo Coronavirus COVID-19” ha messo in atto una azione pregevole.
E allora, perché una Lista civica, perché un Gruppo consiliare di minoranza di una cittadina della cintura metropolitana si occupa di questo? Perché ci piacerebbe aiutare a mettere un po’ d'ordine e ci piacerebbe avere risposta ad alcune domande. Vediamo.
Perché percepiamo una contraddizione tra messaggi tranquillizzanti e la drasticità delle misure adottate?
Perché la “questione Coronavirus” si articola su 2 piani; quello dei rischi individuali e quello dei problemi della collettività. Andiamo con ordine.

1) L’influenza che “circola” tutti gli anni nell’arco stagionale di circa 5 mesi colpisce circa il 10%
della popolazione, con 5 – 6 milioni di casi in Italia. La mortalità è dello 0,1%, si hanno quindi
circa 5 /6.000 decessi. Gran parte di casi interessa anziani malati e quasi sempre sono le complicazioni dell’influenza a causare il decesso.
Stime accreditate indicano che i casi di influenza che richiedono il ricovero in terapia intensiva
sono circa 5 volte il numero dei morti. Deriverebbe che i casi di influenza stagionale con esigenze di
ricovero in terapia intensiva sarebbero “grossolanamente” 30.000. Stimando in 7 giorni la degenza
media avremmo 210.000 giornate di degenza che, nell’arco di 150 giorni, corrispondono ad un
fabbisogno medio di 1.400 posti letto. Considerato che i posti letto in terapia intensiva risulterebbero
essere in Italia un po’ più di 4mila (più le terapie intensive pediatriche) l’epidemia influenzale
porterebbe all’occupazione dal 25% al 40% dei posti letto di terapia intensiva disponibili. In realtà crediamo che i ricoveri in terapia intensiva siano di molto inferiori, perché molti dei casi con
complicazioni influenzali non finiscono lì.

2) L’infezione da Coronavirus, essendo nuova, non trova difese immunitarie e si può diffondere
maggiormente e molto rapidamente. Non disponiamo altro che delle informazioni diffuse da fonti ufficiali o comunque da soggetti che a priori paiono attendibili. E possiamo quindi solo fare delle stime che possono servire al lettore per comprendere.
Si può ritenere che un’epidemia (in assenza di misure di contenimento) in 4 mesi possa interessare "solo" il 20% della popolazione: 12.000.000 di persone. E’ plausibile che – con cure adeguate - la letalità possa essere del 1% (L’alta frequenza di casi lievi e/o inapparenti probabilmente abbassa la letalità della malattia).
Gli esperti stimano che i casi critici siano circa il 5% del totale, per cui, nell’ipotesi, avremmo 600.000 casi critici nell’arco di 120 giorni. Anche mantenendo una stima di 7 giorni di durata media della degenza, sarebbero 4.200.000 le giornate di degenza in terapia intensiva nell’arco di 120 giorni, con un fabbisogno complessivo di 35.000 posti. Quindi un fabbisogno molto superiore alla effettiva disponibilità. (N.B.: queste stime hanno un valore esemplificativo e sono finalizzate alla comprensione. Aspettiamo che le istituzione diano i dati in loro possesso)

3) Quindi siamo di fronte ad una malattia da affrontare seriamente, ma molto meno grave di altre; a livello individuale i problemi non sono graviQuanto ci viene richiesto di fare non è però
giustificato dalla sola prospettiva dei rischi individuali, c’è un rischio collettivo. Un’epidemia che che rischia di travolgere le strutture del SSN (badate bene, non c’è un’inadeguatezza delle strutture italiane) con una situazione in cui si rischia di non poter garantire cure adeguate a tutti i malati gravi.
In questo contesto i media - soprattutto le TV - si avvolgono in un mix di affermazioni tranquillizzanti e consigli relativi ai comportamenti individuali da tenere. Con il risultato di aumentare l’apprensione e generare paura, stimolando ulteriormente atteggiamenti individualistici. L’assalto ai supermercati, alle mascherine, all’amuchina, smascherano un’identità di un popolo, ma hanno anche cause precise e non si deve essere indulgenti con chi, facendo “informazione”, si sente esonerato da responsabilità su quello che dice e su come lo fa.

4) Nel contempo, media ed economia - che hanno tempi molto più rapidi di quelli di un’epidemia - iniziano a chiedere l’eliminazione di gran parte delle misure di contenimento. Confondendo ipotesi che hanno una qualche base razionale (il Coronavirus ha probabilmente una circolazione ampia, non solo in Italia, ma anche in Europa) con verità accertate.
Al momento si tratta di ipotesi suffragate da una apparente maggiore letalità in Italia rispetto alla Cina, forse perché un discreto numero di casi non è stato identificato.
Speriamo quindi che le autorità sanitarie mettano in atto una strategia atta a stimare l’effettiva diffusione del Coronavirus in Italia (o nelle Regioni colpite) e comprendere anche quale sia l’effettiva letalità.

Il Coronavirus è quindi una sfida che mette alla prova la politica e le capacità amministrative: le
circolari regionali confuse, che richiedono interpretazioni, da cui ahimè traspare il desiderio di scansare responsabilità, sono un primo indicatore negativo.

Noi, vorremmo sapere dalla Regione Piemonte:
✗ Quali sono le stime di diffusione per l’epidemia da Coronavirus in Piemonte?
✗ Quali sono gli scenari che l’Assessorato regionale alla salute si è preparato ad affrontare? Con
quali misure?
✗ Sono previste azioni per stimare la diffusione del Coronavirus? (Auspichiamo siano condotte
nell’ambito di una regia nazionale)
✗ Possiamo sperare in azioni informative istituzionali – condotte da tecnici di cui la Regione
dispone (pensiamo anche solo a DoRS) - che aiutino la popolazione a comprendere ciò che viene
richiesto e nel contempo a spegnere la paura, senza banalizzare o sminuire le effettive esigenze di
prevenzione?

Noi di Grugliasco Democratica, abbiamo fiducia nell’operato delle Istituzioni. Ma le Istituzioni devono ricambiare la fiducia operando secondo gli standard che ci si attende da chi agisce nell’interesse della popolazione.

Carlo Proietti

NB. L'immagine è tratta da un'avventura di Asterix, c'era già un coronavirus anche allora... campione di biga.

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