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Coronavirus a Grugliasco: ecco che cosa è successo nelle RSA. Un esempio di cattiva informazione.

Quando è drammaticamente esplosa la vicenda della RSA “Casa San Giuseppe” molti residenti hanno chiesto a Grugliasco Democratica informazioni e spiegazioni su quanto stava succedendo nella strutture per anziani. E ci hanno anche presentato i loro dubbi.  Abbiamo potuto dare subito qualche spiegazione di carattere generale, ma le informazioni disponibili erano carenti.
II dubbi, la disinformazione, i dati contraddittori sono proseguiti nel periodo successivo, generando “voci” e paure.
Abbiamo così presentato un’Interrogazione all’Amministrazione comunale di Grugliasco (leggi qui) a cui finalmente il sindaco ha risposto (leggi).
Raccappezzarsi tra le risposte delle strutture e dell’ASL TO3 non è stato semplice, sia perché dove ci sono stati problemi la situazione è oggettivamente complessa e difficile da descrivere, sia perché, per una buona risposta, serve anche una cultura della trasparenza.

Ma iniziamo a vedere cosa è successo ...
Qual’è la capienza delle RSA? Quanti erano i degenti? Ci sono stati dei “movimenti” di degenti? 
Risulterebbe che da una sola RSA si sono avuti trasferimenti a domicilio di una parte dei degenti. La medesima struttura è stata anche quella più attiva nel trasferire in Ospedale degenti malati.
Il totale dei degenti, più gli ingressi, meno i trasferimenti, meno i decessi dovrebbe darci il numero di degenti a fine periodo, ma i conti non tornano anche considerando eventuali rientri in RSA. Ma alla fin fine le cose cono cambiano molto.

Un’altra questione su cui molti si interrogano quando siano stati fatti i tamponi ai degenti e con quali risultati. Ed inoltre si vorrebbe capire cosa sia successo ai degenti “positivi” 
Ecco quanto riferiscono le 3 RSA. 
Pur con risposte non sempre esplicite, sembra che tutti i degenti siano stati sottoposti a tampone e non risulterebbero “casi successivi” tra i degenti, ma questo dato purtroppo indica il ritardo con cui sono stati effettuati i tamponi.

Ma cosa dice l’ASL TO3?
In primo luogo è giusto rimandarvi alla risposta ufficiale che merita di essere letta (leggi qui).
Abbiamo provato ad estrarre qualche informazione, anche se le modalità di presentazione dei dati e qualche errore e/o carenza rischiano di far fare degli errori. E in tutta serenità possiamo dire che le eventuali responsabilità per gli errori sono ben chiare….
A Casa San Giuseppe sembrerebbe che il primo tampone (al contrario di quanto si credeva) non sia stato fatto per tutti il 2 e 3 aprile, ma l’attività su sarebbe protratta fino al 16 maggio. I degenti positivi al “primo tampone” sono stati 23 su 63, ma occorre ricordare che i tamponi sono stati fatti dopo lo tsunami epidemico
Per EMERA il dato di 57 tamponi è confermato, ma i positivi sarebbero 29, contro i 18 dichiarati dalla RSA ( che ha ritenuto di riferire gli esiti dei tamponi effettuati in struttura)
Per il Gruppo Arco (”Cottolengo”) risultano 34 tamponi con 2 casi positivi; per la RSA i tamponi sarebbero stati 32 e considerata la data (28 aprile) parrebbe coretto il dato della RSA.
Per i tamponi di controllo (effettuati per verificare la negativizzazione di persone precedentemente risultate “positive”), a metà maggio risultavano ancora degenti di RSA positivi non era ancora stata effettuato il secondo tampone di conferma.

Cosa è successo al personale delle RSA?
Tutti condividevano la preoccupazione per la grave carenza di personale verificatasi presso Casa San Giuseppe
In effetti risulterebbe una riduzione di oltre 1/3 del personale. I motivi non sono noti e non spetta a noi verificare questi aspetti. Siamo peraltro certi che gli standard per i rapporti personale/degenti siano rispettati.
La risposta della RSA non è all’altezza delle voci e della preoccupazione che si è respirata a Grugliasco. La RSA cita 3-4 unità di personale in più fornito da una cooperativa che abitualmente opera nella struttura. Le narrazioni sono state differenti e ben più drammatiche. Speriamo che le spiegazioni giungano spontaneamente da parte di tutti coloro che hanno qualcosa da spiegare. Evitandoci di dover nuovamente interrogare...

Il personale è stato sottoposto a tamponi?
Le RSA hanno risposto così: Casa San Giuseppe (leggi), EMERA (leggi), Gruppo Arco (leggi)
Anche in questo caso ci pare giusto rimandare alla risposta dell’ASL TO3 (leggi).
Qualche errore nell’intestazione delle colonne farebbe pensare che la fonte dei dati non sia il sistema informativo regionale.
Colpisce che i numeri dell’ASL TO3 siano sistematicamente superiori al numero degli operatori delle RSA (il dato non sembra sempre spiegabile con il turn-over del personale….).
Preoccupa che a Casa San Giuseppe non sia ancora stato sottoposto a tampone parte del personale (ma il tempo intercorso ci fa credere che ad oggi la situazione sia normale…).  E preoccupa che circa il 20% del personale, in 2 delle RSA sia risultato positivo al tampone per il SARS-Cov-2.

In ultimo, quanti sono stati i decessi nelle RSA?
Dalle risposte risulta quanto segue:
E’ difficile parlare di questi aspetti per il dolore ancora vivo, a Grugliasco ed altrove. E’ sempre troppo presto, ma è anche sempre troppo tardi. E così, facciamo due riflessioni, sperando di non ferire la sensibilità di nessuno.
A Casa San Giuseppe, dal 1° febbraio al 30 aprile, la mortalità è stata del 48,3%; per febbraio e marzo mancano i tamponi, ma è data la stima di circa 2/3 dei casi attribuibili a Covid 19. Si giungerebbe quindi a 26-27 casi da Covid19. (mortalità del 30,6%).
Da Emera, se si escludono i degenti trasferiti a domicilio, la mortalità nello stesso periodo è stata pari al 37,5%. Sono attribuiti a Covid19 7 casi (14,6% di mortalità specifica)
Per Gruppo Arco (Cottolengo) la mortalità per il periodo è stata del 5,9% con nessun caso attribuito a Covid19.

E’ bene che tutti ricordino che le RSA sono un luogo con una elevata mortalità a causa dell’età e delle condizioni di salute dei degenti. Anche al di fuori di un periodo epidemico differenze di età e di condizioni di salute possono determinare tassi di mortalità differenti. Occorre quindi evitare confronti acritici. Oggi sappiamo che la mortalità da Covid19 è fortemente correlata all’età ed alla presenza di patologie croniche, per cui riflessioni più accurate devono essere effettuate dalle strutture preposte, che possono accedere ad un maggiore livello di informazione.
Peraltro ognuno può farsi la sua opinione e non è utile che Grugliasco Democratica in questo momento esprima dei giudizi. Quello che è evidente è che, contrariamente a quanto si asseriva, non c’è stato solo un focolaio epidemico a Grugliasco. 

E’ però inderogabile che tutta la sofferenza e tutto il dolore che c’è stato e che c’è ancora, sia un insegnamento per tutti. E che tutti operino per attrezzarsi ed operare con la massima sicurezza nel prossimo futuro, considerando che le conoscenze sono aumentate e l’esperienza dimostra come le RSA siano un luogo di massima vulnerabilità.
Ma occorre essere molto chiari; occorre che adesso, in questi mesi, tutti operino per superare le carenze che si sono evidenziate in questi mesi. Gli appelli a tenere alta la guardi, basati su conoscenze scientifiche sono sovente sovrastati da da notizie di fonte incerta, diffuse dicendo che non bisogna avere paura ed essere ottimisti.
Una lista civica come Grugliasco Democratica, per sua natura non può che essere costituita da ottimisti. Ma l’ottimismo va a braccetto con il senso di responsabilità ed il principio di precauzione.

In questi mesi la scienza si è sviluppata vorticosamente imparando a prevenire meglio e curare meglio la Covid19.  Ma occorre ricordarsi che si deve agire anche su altri piani.

Occorre rafforzare la medicina territoriale ed i Servizi di prevenzione. Ma non “in prospettiva”, adesso.
Però, è sufficiente fare investimenti. Occorre dare mandati chiari, occorre formare, motivare ed occorre pretendere che tutti operino ad un livello adeguato.
Ed occorre anche che i Servizi pubblici di Prevenzione sappiano informare. L’informazione sui rischi e sui danni è fondamentale per le attività di prevenzione. E un’informazione tubante, evasiva genera molta più paura che la conoscenza precisa dei rischi e dei danni.
Occorre anche capire se c’è la volontà politica di fare una corretta informazione; a tutti i livelli, dal Governo, alle Regioni, ai Comuni, alle ASL. Il dilettantismo e l’insicurezza portano a nascondere o mimetizzare le informazioni, magari seppellendole sotto montagne di dati.

Anche se magari non è il caso del Coronavirus, decenni di informazione “all’acqua di rose” sui rischi ambientali per la salute ci hanno insegnato che l’informazione inadeguata il più delle volte nasconde interessi inconfessabili, a partire dal desiderio di “non disturbare il manovratore”.
Pretendere livelli elevati di informazione sui rischi e sui danni, anche per l’epidemia Covid19, non significa solo pretendere che sia soddisfatto un diritto soggettivo di tutti noi, ma significa anche porre le premesse per un controllo democratico sulle scelte che riguardano la salute di tutti.

Carlo PROIETTI

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