Le scelte per un data Center spiegate ai Consiglieri comunali ed a chi li elegge
Le scelte per un data Center spiegate ai Consiglieri comunali ed a chi li elegge
I Data Center sono un tema che non interessa ancora molto l’opinione pubblica. I più attenti sanno che consumano molto e che servono per l’Intelligenza Artificiale. Anch’io sarei fermo lì, se da giovedì scorso non fossi stato costretto ad occuparmene.
Al 2028-2030 è previsto che in Italia siano installati Data Center per 1 GW (Gigawatt) e che al 2031-2032 siano installati 2 GW.
Per intendersi, si tratta di un 4,25% in più per i consumi elettrici nazionali …
Qui, oggi, limitiamo le riflessioni a quelle che sono le competenze di un’amministrazione Comunale e di un consigliere comunale…
A Grugliasco si vuole installare un Data Center da 200 MW nell’area della ex Pininfarina.
Calcolando che il Data Center consumi il 75% del massimo (come mediamente avviene…), annualmente il consumo sarà di 1.314 GWh/anno (se preferite 1.314.000.000 KWh / anno).
La città di Grugliasco nel suo complesso (famiglie, servizi pubblici, illuminazione, industrie, ecc. ) ha un consumo pari al 11% - 14% di questo Data Center.
Il consumo del Data Center è pari più di 1/3 del consumo totale della città di Torino.
Quali sono le cose di cui ci si deve occupare quando viene proposto (si vuole) di costruire un Data Center? Contrariamente a quanto si è sentito ripetere molte volte durante il Consiglio comunale di Grugliasco del 30 giugno 2026, le cose non sono poi così difficili.
Consumi elettrici. Qualcuno dice: “e che ci importa. Paga l’impesa)”. Ma per alimentarlo si deve costruire un elettrodotto ad alta tensione.
Oggi ci dicono “tanto sarà un elettrodotto sotterraneo). Ricordiamoci che l'interramento degli elettrodotti scherma completamente il campo elettrico, ma non elimina il campo magnetico, che al livello del suolo per cavi interrati può essere anche doppio rispetto a quello di una linea aerea a parità di corrente, poiché i cavi sono molto più vicini alle abitazioni o alla superficie.
Quindi il percorso e le caratteristiche dell’elettrodotto devono interessare molto l’amministrazione comunale.
Ma se i cittadini sono quiescenti, la valutazione si limita al “occhio non vede, cuore non duole”
Ma sarà garantita la stabilità della rete? E’ dichiarato che verranno costruiti sistemi di stabilizzazione della rete? A spese di chi? Quali garanzie vengono date? Oggi Torino è la città dei black out.
I tifosi aggiungono: “Ma se faranno 38.000 mq dii pannelli solari”. Peccato che 38.000 mq produrranno dallo 0,6% al 1% dell’energia necessaria. Per alimentare un Data Center di queste dimensioni servono da 4 a 5 milioni di mq di pannelli solari. In sostanza i proponenti dovrebbero andare in nord Africa, in Tunisia, e costruire una centrale solare in una zona-semi desertica. Spenderebbero più di 400 milioni di euro, ma in qualche anno rientrerebbero delle spese…
Consumo d’acqua: un Data Center di queste dimensioni consuma l’acqua di una città di 50mila abitanti.
Il proponente asserisce che si adotterà un <<Raffreddamento a liquido in circuito chiuso “closed-loop” (Liquid-to-Liquid, L2L)>> che elimina i consumi d’acqua.
Peccato che l’amministrazione comunale non abbia pensato di chiedere documentazione tecnico scientifica su questo sistema. Ed informazioni su quali siano i data center che lo utilizzano.
Si potrebbe cosi verificarne gli aspetti positivi e quelli negativi. Ed anche quantificare il consumo d’acqua effettivo.
Ovviamente non possiamo permetterci di consumare l’acqua di una città da 50 mila abitanti. L’acqua scarseggia; i ghiacciai sono sciolti. Le acque fossili depositate da millenni dentro le montagne si stanno rapidamente esaurendo.
Ma se vogliamo essere semplici-semplici, le acque di raffreddamento portano via il calore… cosa che non risolve l’impatto, ma localmente cambia un po’ le cose.
Riscaldamento delle aree limitrofe. L’emissione di calore dei Data Center nell’ambiente circostante è assolutamente rilevante soprattutto con questi sistemi di raffreddamento.
Fonti differenti indicano aumenti di temperatura da 1,2 a 2,0 °C fino a 500 metri di distanza. Altre fonti indicano che l’aumento possa giungere a 4°C. (Non si considerano altri dati più estremi reperibili sul Web)
E per l’area della ex Pininfarina abbiamo aree residenziali interessate.
Risulterebbe che il recupero di calore possa ridurre questo effetto. Ma non può trattarsi di un’eventualità lasciata a futuri possibili interessi di altri soggetti. Deve messere un requisito autorizzativo.
Il teleriscaldamento è una soluzione per la stagione invernale. Ma nella stagione estiva – quando la localmente il calore disperso impatta di più, occorre trovare una soluzione. Il calore disperso (o di scarto) può essere utilizzato per rinfrescare gli ambienti durante l'estate. Questo processo, chiamato teleraffrescamento o district cooling, funziona trasformando l'energia termica in energia frigorifera tramite macchinari specifici.
Di nuovo, occorre che l’Amministrazione comunale si attivi e richieda soluzioni ad esperti di alto livello di parte pubblica.
Il proponente non cita la cogenerazione elettrica. E c’è una ragione
Tecnicamente è possibile, ma l’efficienza dipende fondamentalmente dalle temperature dell’acqua in uscita. Che sono “basse” (anche solo 40 -60 °C. Secondo altre fonti un po’ superiori…)
Ed è bassa la differenza di temperatura tra acqua calda in uscita ed acqua di raffreddamento. Potenzialmente l’efficienza potrebbe raggiungere il 9%; nella pratica si raggiunge il 2% - 5%
Considerata la localizzazione del Data Center anche questa “soluzione” dovrebbe essere considerata e sottoposta al vaglio di esperti di parte pubblica di alto livello.
PFAS (sostanze per - e polifluoroalchiliche). Sono inquinanti tipici dei Data Center. Sono sicuramente connessi con i sistemi di raffreddamento ed i sistemi antincendio. Forse ad altro ancora. Oggi esistono soluzioni alternative all’uso di PFAS
I PFAS non sono una moda. Sono un problema sanitario rilevante.
La tematica non è accennata nella richiesta del proponente il Data Center.
Possiamo quindi ragionevolmente presumere che il proponente intenda adottare modalità alternative:
Per esempio:
Fluidi dielettrici di derivazione vegetale o oli sintetici (GTL - gas to liquid), per raffreddamento a immersione. Hanno una eccellente conduttività termica e sono completamente biodegradabili.
Miscele acqua-glicole: Nei sistemi a piastra fredda (direct-to-chip), un circuito chiuso che impiega una miscela di acqua deionizzata e glicole risulta essere una delle soluzioni più adeguate per dissipare il calore dai server ad alta densità.
Refrigeranti naturali a circuito chiuso: Sistemi di refrigerazione evaporativa o a compressione che utilizzano ammoniaca, propano, o anidride carbonica.
Ma su una questione rilevante occorrono scelte esplicite e vincolanti.
Su tutti questi aspetti l’Amministrazione Comunale (e le altre amministrazioni / Enti) hanno specifiche competenze. Che vanno rispettate. Ma ogni singola Amministrazione / Ente deve esprimersi alla luce dell’insieme delle problematiche.
Altrimenti, frammentando, si può autorizzare qualsiasi cosa, perché ciò che è di propria competenza non è mai sufficientemente rilevante.
Per intendersi dire “saranno rispettati i limiti” è un’asserzione priva di significato. In primis perché è un obbligo di legge. Ma i limiti di legge sono in via di progressiva riduzione.
Ciò che interessa è se siano state adottate modalità per eliminare i PFAS. O quanto meno per ridurli.
In subordine, se non è tecnicamente possibile eliminare i PFAS, occorre che le tecnologie adottate limitino al massimo (meglio se evitino) le fuoriuscite / dispersioni.
E poi servono misure di contenimento. Misure che sono edilizie oltre che impiantistiche. Se i PFAS fuoriescono, occorre contenerli, per ricaptarli e trattarli. Per evitare che contaminino il suolo e la falda acquifera.
E tali misure - per un nuovo impianto – dovrebbero essere pesantemente sovradimensionate.
Ci sarebbe molto da dire sul dibattito avvenuto martedì 30 giugno 2026 in Consiglio comunale a Grugliasco. I cretini (non si offendano, è l’ipotesi più benevola) mi hanno apostrofato dicendo: “Proietti! Non si può fermare il progresso!”.
Simona Maffeis, ha fatto notare loro che non esiste solo il progresso tecnologico finalizzato all’utile dell’impresa. Esiste anche il progresso delle misure tecniche finalizzate a tutelare la salute ed il benessere dei cittadini e dei lavoratori.
Conclusioni
Limitiamoci in questa sede a riflettere sull’ipotesi (?) di progetto a Grugliasco. Le questioni generali sui Data Center sono importanti. Ma se vogliamo risolvere i problemi occorre riflettere ed agire sugli specifici aspetti.
Quindi, restando al progetto del Data Center nell’area della ex Pininfarina di Grugliasco, occorre acquisire informazioni dal proponente e sottoporre ad esperti di parte pubblica di alto livello quesiti specifici e formali. In particolare - ma non solo - su questi aspetti:
1) L’approvvigionamento del Data Center con una enorme quantità di energia potrà avere ricadute negative sulla cittadinanza? (certezze delle forniture, costi, altro, …)
2) Quale sarà il percorso dell’elettrodotto a servizio del Data Center? Quali impatti avrà o potrà avere?
Ricordiamoci che l'interramento degli elettrodotti scherma completamente il campo elettrico, ma non elimina il campo magnetico , che al livello del suolo per cavi interrati può essere anche doppio rispetto a quello di una linea aerea a parità di corrente, poiché i cavi sono molto più vicini alle abitazioni o alla superficie.
3) Caratteristiche del sistema di raffreddamento. Occorre acquisire documentazione tecnico scientifica relativa alle caratteristiche del sistema adottato. Occorre che il proponente comunichi dove tale sistema sia stato adottato. Si potrà così definire il consumo d’acqua, identificare gli aspetti positivi e gli aspetti negativi. Ed altro ancora. Questo, ovviamente sulla base di valutazioni da parte di soggetti di elevata competenza che operino per conto dell’Amministrazione locale.
4) Dalla relazione del proponente non risulta la questione dei PFAS. Considerato che si tratta di un tema su cui da alcuni anni converge l’attenzione, dovremmo presumere che i sistemi di raffreddamento e i sistemi antincendio non utilizzino PFAS, bensì sostanze alternative. Ma occorrono certezze.
5) Qualora risulti l’uso (anche residuale) di PFAS occorre accertare che l’utilizzo si ridotto al minimo di quanto permettono le attuali tecnologie.
6) Inoltre occorre che da documentazione tecnico scientifica risulti che gli impianti sono realizzati in modo tale da evitare ogni dispersione.
7) Occorre che siano adottate misure idonee a contenere, recuperare e trattare eventuali fuoriuscite.
8) Occorre definire misure per il recupero del calore disperso. Non solo per il recupero energetico, ma per limitare l’innalzamento delle temperature nelle aree limitrofe. Il recupero energetico, considerata l’ubicazione dell’impianto non può essere un’opzione. Deve essere una condizione.
9) In particolare occorre occuparsi della possibilità di utilizzare il calore disperso per teleriscaldamento in inverno. E della possibilità di usare il calore disperso per telerinfrescamento d’estate. La valutazione non può essere solo teorica, ma deve considerare la fattibilità tecnica nello specifico sito.
10) Occorre verificare comunque la possibilità della cogenerazione elettrica. Una valutazione esclusivamente economica non considera l’ubicazione dell’impianto
Il Sindaco ha spiegato che si tratta di un tema complesso e non abbiamo ancora sufficienti informazioni per promuovere incontri con i cittadini.
Peccato che queste informazioni insufficienti per informare i cittadini siano state sufficienti per votare che si tratta di un progetto di interesse pubblico.
Peccato che queste informazioni insufficienti per informare i cittadini siano state sufficienti per votare che si tratta di un progetto di interesse pubblico.
“Spiega” - il Sindaco - che si tratta solo di un atto preliminare e che poi il consiglio comunale avrà occasione di esprimersi. Peccato che storicamente non è mai successo che Sindaci e maggioranze cambiassero orientamento: “Abbiamo già votato a favore e gli abbiamo fatto spendere un sacco di soldi! Adesso volete rimangiarvi quanto avete votato in passato?”
In fin dei conti non si trattava di votare contro. Si trattava di prendere 2-3 mesi di tempo per acquisire e far valutare le informazioni indispensabili.
I contatti dell’imprenditore con l’Amministrazione comunale di Grugliasco risalgono ad ottobre, ma in 9 mesi non sono risusciti neppure a richiedere le informazioni necessarie per una scelta rilevante.
In fin dei conti non si trattava di votare contro. Si trattava di prendere 2-3 mesi di tempo per acquisire e far valutare le informazioni indispensabili.
I contatti dell’imprenditore con l’Amministrazione comunale di Grugliasco risalgono ad ottobre, ma in 9 mesi non sono risusciti neppure a richiedere le informazioni necessarie per una scelta rilevante.
Perché è una buona pratica porre prima della progettazione requisiti e vincoli. Nell'interesse dell'impresa e nell'interesse dei cittadini
Carlo

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