giovedì 30 ottobre 2014

Prove di squadrismo, si comincia dalle donne

La seduta del Consiglio comunale del 28 ottobre volge al termine. Mezz'ora di lingua in bocca fra il sindaco portaborse in Regione e il consigliere del PdL uscente, quello che hanno messo a presiedere una commissione (ironia: si chiama di garanzia) che non ha mai convocato e di cui a stento si ricorda una presenza in questi due anni e mezzo. Naturalmente grandi sfoggi di retorica e neanche una parola su cosa va a fare il consigliere dimissionario: il portaborse di un assessore del PD in Regione, proprio come il sindaco. Tecnicamente un voltagabbana, praticamente forse...
Quello che subentra comincia bene: dall'alto del 5% che rappresenta (PdL+Lega!) annuncia che costituirà un polo alternativo alla sinistra, perfino passando sopra al fatto che a Roma gli uni e  gli altri governano insieme. Minchia, un duro! Il proposito si sgonfia subito alla prima prova dei fatti: anche stavolta i demos e satelliti votano lui come presidente della commissione di garanzia, al posto del candidato che tutta la minoranza aveva espresso.Nessun problema, però: il nuovo eletto si affretta a dichiarare che lui, a differenza del suo predecessore, la commissione la convocherà, eccome. Vedremo.
Proteste per il modo (e il modo ancor m'offende!), schiamazzi da parte del capogruppo del PD, un giovanottone pieno di idee e buoni propositi, tutta roba ancora inespressa.
La presidente da la parola a una consigliera di opposizione che l'aveva chiesta.
Lei comincia a parlare giusto nel momento in cui mi avvicino al tavolo della presidenza per riconsegnare la tessera: ho deciso che me ne vado, ma resto in piedi ad attendere la fine dell'intervento per rispetto nei confronti di chi parla. E sento da vicino i contenuti e i versi con cui il capogruppo del PD e i suoi vicini di banco accompagnano e disturbano l'intervento della consigliera, nel tentativo di confonderla e di intimidirla. Parole e atteggiamenti schifosi, ancora di più perché rivolti a una donna e in un'aula consigliare, durante un'adunata istituzionale.
Mi ribello e li apostrofo dando loro prima dei buffoni e poi dei pagliacci. Alla prima occasione ritirerò l'accusa di essere dei pagliacci perché è un'attività che presuppone studio, applicazione esercizio, abnegazione, tutte qualità che non credo che abbiano i gentili e rispettosi consiglieri in questione. Buffoni, non la ritiro, è ancora troppo poco.
Guardando questi "rappresentanti del popolo", osservando i loro volti, le smorfie di reciproca complicità, lo sghignazzo, le considerazioni da maschio spregiudicato, l'occhio porcino appena un po' velato dell'uomo di mondo, mi sono venute in mente le facce degli squadristi come Bertolucci le ha rappresentate in "Novecento": vi ricordate Attila? L'esibizione della testata per uccidere il gatto/comunismo? Il muoversi in branco dandosi di gomito l'un l'altro, toccandosi compulsivamente come se servisse a tenere saldo e coeso il manipolo, i commenti sulle donne socialiste, gli episodi di sano cameratismo che cementano lo spirito bellicoso che tanto bene fa al progresso dal paese?
E lo sguardo che ciclicamente corre verso il capo, che guarda sornione in un angolo gli effetti del branco che ha scatenato. Tiene le mani in tasca, a segnalare che nel pugno c'è lo  zuccherino di premio, una volta che avranno finito il lavoro.

Sono già pronti a commuoversi istituzionalmente per le donne che subiscono violenza e sopraffazione, ma solo per quelle che sono ad almeno mille chilometri di distanza. Quelle che non obbediscono le apostrofano come ho raccontato, le intimidiscono, le minacciano, tanto sono femmine...e  nemmeno del loro partito. Versano lacrimucce antifasciste una volta l'anno e non riescono a proprio a chiedersi quali ne siano stati i fondamenti e le ragioni del suo successo. Pensano che "essere democratici" sia come "essere del PD", così che chi non è del PD non è democratico.
Tutta questa gente ha meno di quarant'anni: ho paura.

Mariano Turigliatto