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Data Center: gli errori contenuti nella delibera e le motivazioni che non ci sono

Il 30 giugno scorso il Consiglio Comunale ha approvato una deroga al Piano Regolatore della Città per consentire la Realizzazione di un Data Center nell'area dell'Ex-Pininfarina di Borgata Lesna. Abbiamo studiato la questione, riletto la delibera e abbiamo pensato di scrivere quanto segue a tutti gli interessati. Il testo completo e protocollato è qui

La proposta di Deliberazione di Consiglio comunale n. 32 del 19/06/2026 avente per oggetto: “Realizzazione di Data Center nell'area “ex Pininfarina” in deroga alla strumentazione urbanistica vigente. Indirizzo in merito all’interesse pubblico alla deroga. Settore Pianificazione e Gestione Compatibile del Territorio – Servizio Progettazione Urbanistica” presentata come “punto 9) dell’ordine del giorno della riunione del consiglio comunale del 30 giugno 2026 presenta errori ed
asserzioni non adeguatamente motivate
.

A pagina 3 riporta:
“l'intervento in deroga sarà soggetto all'applicazione del contributo straordinario di cui alla lettera d-ter, comma 4 del DPR n. 380/2001". La citazione della norma è carente per mancata indicazione dell’articolo che prevede un contributo straordinario. Si tratta in realtà dell’art. 16 comma 4 ter del DPR 380/2001.
L’incidenza degli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria è stabilita con deliberazione del consiglio comunale in base alle tabelle parametriche che la regione definisce per classi di comuni in relazione:
a) all’ampiezza ed all’andamento demografico dei comuni;
b) alle caratteristiche geografiche dei comuni;
c) alle destinazioni di zona previste negli strumenti urbanistici vigenti;
d) ai limiti e rapporti minimi inderogabili fissati in applicazione dall’articolo 41-quinquies, penultimo e ultimo comma, della legge 17 agosto 1942, n. 1150, e successive modifiche e integrazioni, nonché delle leggi regionali;
d-bis) alla differenziazione tra gli interventi al fine di incentivare, in modo particolare nelle aree a maggiore densità del costruito, quelli di ristrutturazione edilizia di cui all’articolo 3, comma 1, lettera d), anziché quelli di nuova costruzione;
d-ter) alla valutazione del maggior valore generato da interventi su aree o immobili in variante urbanistica, o in deroga. Tale maggior valore, calcolato dall’amministrazione comunale, è suddiviso in misura non inferiore al 50 per cento tra il comune e la parte privata ed è erogato da quest’ultima al comune stesso sotto forma di contributo straordinario, che attesta l’interesse pubblico, in versamento finanziario, vincolato a specifico centro di costo per la realizzazione di opere pubbliche e servizi da realizzare nel contesto in cui ricade l’intervento, cessione di aree o immobili da destinare a servizi di pubblica utilità, edilizia residenziale sociale od opere pubbliche.
Questa mancata indicazione ha quantomeno determinato l’impossibilità da parte dei consiglieri comunali di valutare preventivamente - ed in modo adeguato - gli aspetti inerenti ai maggiori introiti derivanti dalla realizzazione di un intervento in deroga. E’ solo il caso di ricordare che la documentazione deve essere resa disponibili ai consiglieri almeno 3 giorni prima della riunione del Consiglio comunale.
E’ vero che l’amministrazione comunale presenta con frequenza atti contenenti errori materiali. Ma in questo caso l’errore riguarda aspetti importanti ai fini della deliberazione. Le risorse in questione sono infatti uno dei requisiti che l’Amministrazione comunale richiama per far dichiarare la sussistenza dei profili di interesse pubblico dell'intervento.

Quindi – sia pure nelle probabili diverse valutazioni politiche – si pone una questione vi regolarità
della votazione e della sua validità sostanziale. Questa valutazione non deriva da amore per la forma, ma da problemi di sostanza. Soprattutto perché - come documentiamo - sussistono diffuse carenze di motivazione del provvedimento.

Sempre a pagina 3 la deliberazione continua presentando i profili di interesse pubblico. “Valutata la sussistenza dei profili di interesse pubblico dell'intervento descritti nella proposta presentata, sinteticamente connessi:
• alla rigenerazione urbana attraverso la riqualificazione di un edificio produttivo dismesso e fonte di potenziale forte degrado strutturale e ambientale;
• ai benefici socio economici derivanti dall'incremento occupazionale sia a regime che in fase di realizzazione dell'intervento, con positive ricadute indirette sui locali settori immobiliare, commerciale e di ristorazione;
• al supporto alla transizione digitale e alla competitività economica territoriale;
• allo sviluppo nel territorio di competenze specialistiche in sinergia con Università e centri di ricerca in fase di insediamento;
• all'incameramento di consistenti risorse derivanti dal contributo di costruzione e dal contributo straordinario che potranno essere destinate prioritariamente alla riqualificazione della Borgata Lesna.”
✓ Non risulta che sussistano ipotesi di riqualificazione di un “edificio produttivo dismesso”. Quello che è previsto è l’abbattimento degli edifici esistenti e la loro sostituzione con nuovi edifici, in parte alti 22 metri e realizzati su 3 livelli. Non si ipotizza la riqualificazione di un edificio, ma - al limite - la riqualificazione di un‘area.
✓ Relativamente ai “benefici socio economici derivanti dall'incremento occupazionale” non è stata data risposta alle “perplessità“ relative alla concretezza di tale ipotesi. E per rendere questa ipotesi meno rituale, l’Amministrazione non ha nemmeno ritenuto di portare dati sui risultati di analoghe asserzioni fatte in occasione di delibere degli ultimi 15 anni.
Comprendiamo la scelta dell’amministrazione, perché nessuno ha mai avuto la percezione di ricadute occupazionali, se non transitorie e di breve durata. In questo caso i profili professionali sono sovente “molto alti” (vedere tabella nel testo della delibera).
E’ quindi irragionevole ipotizzare ricadute occupazionali apprezzabili. Qualora non si trattasse di un mero tentativo di trovare motivazioni verbali per giustificare un interesse pubblico in realtà inesistente, l’amministrazione avrebbe sicuramente presentato ipotesi dei percorsi che avrebbero portato ai benefici occupazionali. E stime dell’entità degli stessi.
✓ Relativamente al terzo punto che come profilo di interesse pubblico recita “al supporto alla transizione digitale e alla competitività economica territoriale;” non si può che manifestare viva sorpresa. In quale modo la vicinanza di un Data Center favorisce lo sviluppo della “competitività economica territoriale;”? In linea generale si riterrebbe che le aziende dialoghino con provider di servizi cloud e non abbiano rapporti con i data center fisici. Ancor di più, in quale modo la vicinanza di un data center supporta a favorisce la transizione digitale? La cosa pare veramente incomprensibile.
✓ La delibera tenta di motivare il profilo di interesse pubblico con un quarto punto: “allo sviluppo nel territorio di competenze specialistiche in sinergia con Università e centri di ricerca in fase di insediamento;”. Di nuovo un’affermazione tanto affascinante quanto generica. Se per “competenze” si intendono profili professionali che opereranno nel Data Center, in una prima fase l’impresa cercherà necessariamente profili adeguati dove già esistono. Poi, non si può escludere che prenderà ciò che trova nel territorio. Ma si tratta di pochi soggetti e soprattutto si parla solo di carriere individuali. Questo sviluppo di competenze specialistiche in sinergia con l’Università è già previsto da specifici progetti? Quali? Lo sviluppo di competenze specialistiche in sinergia concentri di ricerca è già previsto da specifici progetti? Quali? Se invece si prevede che si sviluppino progettualità produttive, come accadde intorno alla FIAT tanto da realizzare il più importante polo europeo per l’industria automobilistica, allora lo si espliciti. Ma si individuino le specifiche progettualità. Non le fantasie o gli specchietti per le
allodole.
✓ Infine la quinta motivazione: “all'incameramento di consistenti risorse derivanti dal contributo di costruzione e dal contributo straordinario che potranno essere destinate prioritariamente alla riqualificazione della Borgata Lesna.” Crediamo che il tema debba richiedere riflessioni ben più approfondite di quanto i tempi che l’amministrazione comunale ha concesso al consiglio comunale abbiano permesso. Questo senza riprendere gli errori prima citati.
Non è solo questione di altezze e cubature. E’ una questione di impatto sulla borgata (e non solo). E sulla salute dei residenti. E non è nemmeno questione di compensazioni...
Ribadisco anche in questa occasione. Torino è stata la città delle lotte di lavoratori per la salute e contro la monetizzazione del rischio. Non si tratta di avere una paghetta per far contente le persone e per realizzare cose utili solo a minimizzare l’erosione del consenso elettorale.

In sintesi:

− Non si riqualifica un edificio industriale dismesso. La riqualificazione degli edifici e dell’area può essere conseguita con progetti industriali compatibili con la borgata.

− Non si ha alcuna certezza relativa alle ipotesi occupazionali.

− Non esistono reali ipotesi che giustifichino l’idea che un data center possa promuovere la transizione digitale o favorire la competitività economica territoriale

− Non esistono reali ipotesi che un data center possa far sviluppare competenze specialistiche, se non qualche singolo profilo professionale individuale alto. Cosa che non connota un “interesse pubblico”

− Le consistenti risorse incamerabili dal Comune non sono quantificate e, visto il contesto, portano problemi di natura etica.

Questa amministrazione comunale ha i numeri per poter portare a casa ogni delibera; quasi ogni
delibera, come ci ha insegnato l’esperienza sui “beni comuni”. Il tema dei data center è solo apparentemente complesso; per comprenderlo bisogna solo avere il coraggio di farsi delle domande e di fare delle domande.
Ma a Grugliasco, la questione “non sono i data center”. La questione è se si può installare un data center da 200 MW a meno di 150 metri dalle abitazioni. Ci si può arroccare e mantenere scelte sbagliate, oppure ci si può rendere conto di avere fatto un passo sbagliato. Allora si torna indietro e si informa il proponente.

Non abbiamo dubbi che se si intende realizzare un grande Data center a Grugliasco, si possano trovare soluzioni su aree industriali (o analoghe) dismesse. Sempre che la volontà sia quella di promuovere un’iniziativa utile al territorio e non quella di mettere un territorio a disposizione di un’iniziativa speculativa.

Distinti saluti

Carlo PROIETTI Simona MAFFEIS

Allegati:

1) The data heat island effect: quantifying the impact of AI data centers in a warming world di AndreaMarinoni, Pietro Lio’, Erik Cambria, Luca Dal Zilio, Weisi Lin, Mauro Dalla Mura, Jocelyn Chanussot, Edoardo Ragusa, Gianmarco Mengaldo, Chi Yan Tso, Yihao Zhu, Benjamin Horton

2) Health implications of the rapid rise of data centers in Virginia: an exploratory assessment - Neha Gour , Luis Ortiz and Edward Maibach

Gli allegati sono da considerarsi parte integrante della presente nota

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