mercoledì 23 agosto 2017

Parco Porporati: uno specchio della città

Al centro della nostra città c'è un parco, lo conoscono a frequentano tutti. E' un po' il centro vero, quello dove ci si incontra/scontra, si fanno due chiacchiere, ci si rilassa o semplicemente si attraversa per andare da una parta all'altra del centro allargato. Si chiama Porporati perché l'area, fino a 35 anni fa era di proprietà della famiglie omonima. Espropriato dal Comune - al pari di molte altre aree su cui è sorta tanta parte delle abitazioni più moderne -, agli inizi degli anni '90 e forse per farsi perdonare l'abbattimento della manifattura spazzole di via Spanna, l'amministrazione decise che sarebbe diventato un parco. Intanto, già a partire dal 1987 erano partiti i lavori per lo spostamento del mercato da Piazza Matteotti alla sede attuale.
A maggio 1993 il parco è pronto, inaugurazione in tono minore - stavamo per entrare nella tangentopoli grugliaschese, quella che decapiterà il ceto politico della sinistra locale - e i cittadini prendono possesso, fra alberi ancora molto smilzi e erba che cresce a sprazzi. Hanno pazienza, riescono a intuire cosa diventerà il parco dopo che le essenze saranno sufficientemente cresciute. Per la cronaca, nel 1993 di alberi ce ne sono 464 di 22 specie diverse a cui si aggiungono 120 arbusti ornamentali. 
Il Parco Porporati nel maggio 1993
Sempre per la cronaca, l'area totale è di 78mila mq, la recinzione 1790 mt, il viale perimetrale (di recente modificato) valeva 970 mt., di cancelli per chiuderlo la notte 12.
Due anni dopo, siamo a fine 1995, il Comune pubblica questo interessantissimo libretto, di cui si erano perse le tracce e che abbiamo ritrovato. grazie alla disponibilità di amministratori del tempo. E' a disposizione di chi ne volesse prendere visione e/o riprodurlo. (mandare e-mail)
Parla della famiglia Porporati, di quello che si faceva in quell'area, del laghetto che stava al posto del monumento, del sottosuolo, del soprasuolo, delle tante leggende e storie vere che ne hanno costellato l'esistenza, delle attività umane e dell'aspetto degli edifici adiacenti. Contiene foto preziose dei lavori, sia per l'allestimento del parco che per la costruzione dell'area-mercato, ci racconta delle bealere, della ruota che ancora si vede nel parco, adesso vandalizzata anch'essa e lasciata nell'incuria più totale.  
A cosa serve tutto questo? Serve a raccontare a tutti quelli che vivono qui (e non solo a loro), che c'è un prima e un dopo, che il territorio si trasforma per effetto delle scelte dell'uomo e che queste non sono tutte uguali. Solo che gli effetti si vedono a  distanza, quando le persone hanno già avuto il tempo di dimenticarsi di chi ne è responsabile. In ogni caso, anche i numerosi "fenomeni da tastiera" dovrebbero fermarsi un attimo a leggere, a studiare a comprendere le scelte (e le battaglie) che hanno portato la città a essere quella che conosciamo oggi, nelle cose buone e in quelle meno.
Si fa un po' di fatica, ma fa tanto bene!
L. de Rossi