sabato 20 febbraio 2016

Le cappelle del sindaco



QUANDO L'AMORE PER LA NATURA E LE ANTICHITA' DIVENTANO LA SCUSA PER FARE PORCHERIE...
In via Unità d'Italia, di fronte ad una cascina, all'ombra di un pioppo di 15 metri, c'è la Cappella Mandina, una delle cappelle barocche di Grugliasco. E' una piccola, ma importante traccia della storia di questa parte del Piemonte e quindi siamo contenti che si intenda recuperarla. Perché recuperare e mantenere le cose belle è importante. E mantenere le tracce della nostra storia è importante perché, se si vuole, aiuta a costruire identità ed integrazione. 
Peccato che il recupero avvenga con le compensazioni dell'inceneritore. Se proprio si intende compensare gli effetti negativi sulla salute di un'opera, allora si compensa facendo cose che producono effetti positivi sulla salute. Quindi sarebbe stato più dignitoso per Grugliasco ed i grugliaschesi cercare finanziamenti ad hoc o sponsorizzazioni di privati. Ma sappiamo che l'attenzione di questa amministrazione è fondamentalmente volta a realizzare cose visibili, da raccontare e da inaugurare. Tant'è che a fronte di richieste incalzanti né sindaco né assessore sono mai riusciti ad indicare usi diversi dall' "ospitare iniziative di propaganda delle iniziative dell'amministrazione comunale". Insomma, un megafono.
E i maligni iniziano a pensare che i tempi insolitamente lunghi per l'avvio dei lavori, siano dovuti alla necessità di finire il recupero giusto in tempo per la prossima campagna elettorale. Altrimenti che si inaugura a fare?
E poi che tutto sia fermo non è vero! Si è cominciato ad asfaltare una striscia  a bordo strada. Che sia la prossima ciclopista? Non lo sappiamo. Quel che è certo è che hanno asfaltato fin sulla corteccia dell'albero. E sotto, le tubazioni in cemento per la canalizzazione dell'acqua, sono ovviamente state poste a ridosso delle radici, previo opportuno scortecciamento.
Se il sindaco vuole inaugurare,  deve rimediare in fretta. Altrimenti va a finire che deve inaugurare in autunno per non far notare che è morto l'albero, sempre  che questo non gli crolli prima sulla Cappella.  
Carlo Proietti