domenica 26 luglio 2015

La Sindone e l'ostensione: la parola ad Anna, volontaria grugliaschese

Da qualche settimana, è finita l’ultima Ostensione della Sindone. Alcuni mesi in cui una grande macchina organizzativa ha lavorato al suo meglio possibile, per accogliere pellegrini di tutto il mondo, in visita a questo telo dai molti misteri, ancora non svelati, che mostra l’immagine dell’uomo martirizzato e crocifisso poco meno di 2000 anni fa. Una macchina per altro, che si è messa in moto più di un anno prima.
Tra le figure principali e sicuramente importanti di questa macchina organizzativa, ci sono tutti i numerosi volontari che hanno assistito i pellegrini in transito davanti al telo esposto nel Duomo di Torino. Tra di loro, vi sono stati anche una decina di nostri concittadini e, per farci raccontare la loro esperienza, ho fatto una chiacchierata con la signora Anna, volontaria della parrocchia di S. Francesco.
La signora Anna - con cui ho avuto una interessante chiacchierata da cui ho ricavato le notizie di questo post  - aveva già fatto la volontaria durante l’Ostensione precedente, quella del 2010; in quella occasione era arrivata a questa esperienza attraverso l’Unitalsi. Questo è un ente che organizza i pellegrinaggi per persone malate o con problemi di handicap o non vedenti, nei principali santuari mariani, come Lourdes o Fatima. Con questa organizzazione di volontari, Anna ha fatto tre viaggi, accompagnando pellegrini a Lourdes e Loreto: una volta con adulti e due con bambini.
Per l’Ostensione di quest’anno invece, avendo sentito che si andava a preparare una nuova, Anna si è rivolta alla parrocchia, che in sinergia con le altre dell’Unità Pastorale di Grugliasco, ha organizzato un coordinamento dei volontari delle nostre parrocchie, per informarli e tenerli in contatto con gli uffici della Diocesi, che stavano organizzando l’evento. 
Punto di riferimento per i nostri volontari è stata la signora Carmen di S. Cassiano, soprattutto per chi non disponeva della possibilità di accedere ad internet.
Naturalmente i volontari sono stati preparati a questo servizio con una serie di incontri formativi; i primi quattro uguali per tutti, al Santo Volto ed in seguito differenziati nei percorsi, a seconda delle loro definitive mansioni. Essendo stata la seconda esperienza simile, Anna ha potuto verificare con piacere che questi primi quattro incontri comuni, sono stati più approfonditi di quelli dell’Ostensione del 2010.
Quest’anno i formatori, hanno chiesto ai volontari una particolare attenzione anche al loro abbigliamento: la divisa era il loro giubbetto viola, e il resto dell’abbigliamento doveva passare in secondo piano. Dovevano essere ben visibili per i pellegrini, anche se alcuni (come gli appartenenti ad alcuni ordini cavallereschi) hanno cercato di differenziarsi comunque come gruppo. Particolare attenzione anche alla formazione per quanto riguarda l’approccio ed il comportamento verso i pellegrini, che nel 2010 era stato forse un poco più carente. Naturalmente ai volontari era richiesto di conoscere almeno una lingua straniera. La signora Anna così ne ha approfittato per spolverare il suo francese ed inglese.
La disponibilità al servizio era a discrezione dei volontari con un minimo di tre ore a turno, almeno un giorno la settimana. Ma ci sono stati volontari che, avendo la possibilità, hanno dato anche disponibilità di sei ore consecutive, oppure tutti i giorni. Secondo Anna, buona è stata anche l’organizzazione del servizio di assistenza medica, in caso di qualche malore. Anche in questo settore c’era un nostro concittadino tra i volontari: un infermiere professionale, sempre della parrocchia di S. Francesco. A supervisionare tutto ciò e cioè l’organizzazione dei volontari è stato don Roberto Gottardo, vivario episcopale per la città di Torino e presidente della Commissione Diocesana della Sindone.
Nel servizio “pratico” al di fuori della teoria, come in ogni campo, ci sono cose migliorabili, soprattutto nel comportamento dei volontari che accompagnavano i pellegrini, lungo il percorso di visita. Sarebbe opportuno dimostrare lo stesso rigore che si pretende dai pellegrini verso se stessi: ad esempio, come si proibiva agli altri l’uso delle macchine fotografiche (i flash bruciano le tracce dell’immagine sul telo), così anche loro avrebbero dovuto evitare di fare foto con i flash! Oppure alla fine del percorso di avvicinamento, nella cosiddetta “pre lettura” (cioè la spiegazione dettagliata del telo), i pellegrini ovviamente ascoltavano in rigoroso silenzio, mentre molti volontari chiacchieravano, dando fastidio ai pellegrini stessi.
Dal punto di vista di Anna, ci sono state forse piccole mancanze tecnico-organizzative, come in alcuni punti del percorso di avvicinamento al Duomo, vi erano didascalie esplicative, soltanto in italiano e non anche in altre lingue; oppure la preghiera che si faceva alla fine del percorso era solo fatta in italiano e non anche (almeno) in inglese. A meno che qualche gruppo non prevedesse una preghiera propria, nella propria lingua.
Una scelta molto felice invece, adottata in questa Ostensione, è stata la prenotazione obbligatoria, che ha permesso di non intasare troppo il percorso e scaglionare e rallentare il flusso dei pellegrini, consentendo una sosta davanti alla Sindone di circa cinque minuti.
Cosa che, quando feci io l’esperienza di pellegrinaggio e visita alla Sindone, durante l’Ostensione della fine degli anni ’80 (mi pare il 1988), in pratica non si riuscì a vedere nulla, perché dopo almeno due ore di coda per entrare nel Duomo, senza nessun tipo di assistenza da parte di nessuno, arrivati finalmente davanti al telo sindonico, c’erano soltanto alcune persone che ci chiedevano di fare in fretta, perché… C’era la coda!
Il mio pellegrinaggio personale alla Sindone, durò quindi pochi secondi! Questo è stato così veloce, che non vale neppure la pena raccontarlo!
Manuela Mariuzzo