lunedì 1 giugno 2015

Gli ufficiali delle milizie sabaude


Nella nostra città da alcuni decenni, abbiamo dei bei gruppi storici di tamburi, alfieri (o come li chiamiamo più famigliarmente, sbandieratori) ed un bel gruppo di militari che si ispirano all’antica Milizia Paesana del Ducato Sabaudo.
Tra le figure che noi possiamo vedere riproposte dai nostri concittadini però, mancano alcuni personaggi illustri, vissuti a Grugliasco nei secoli passati, membri di famiglie molto conosciute che hanno dato anche il loro nome ad alcune vie della città. Vorrei parlarvi di loro: gli ufficiali dei corpi di fanteria e cavalleria del Ducato Sabaudo, vissuti tra il ‘500 ed il ‘600.
È necessario però prima, inquadrare un attimo la figura degli ufficiali, nell’esercito sabaudo di quei secoli.
Dallo spostamento della capitale dello stato dalla Savoia al Piemonte, era iniziato un 
decennio di riforme ministeriali per modernizzare lo stato e la riforma generale dell’esercito, inizia nel 1560 circa, introducendo una novità: l’esercito di leva.

In precedenza la figura del militare era esclusivamente professionista, soprattutto mercenario. 
Dal 1560, i soldati semplici, i graduati della truppa (come i sergenti), i sott’ufficiali (come i luogotenenti) saranno tutti uomini di leva. Nascono così anche nuovi termini, usati ancora oggi, come arruolato o coscritto; il primo deriva da inrollato, cioè nel rollo, indicando i rolli o rotoli: gli elenchi degli uomini che componevano le squadre delle Compagnie. Il secondo indicava i co-inscritti negli elenchi dei rolli delle Compagnie…
E non chi era nato nello stesso anno! Non esisteva ancora il concetto per gli uomini d’armi, dell’abito uniforme (cioè la divisa), che verrà introdotta solo a partire dalla 2a metà del ‘600. Vi era però un simbolo distintivo da indossare per riconoscersi durante le battaglie: la fascia blu Savoia. Portata a tracolla dagli ufficiali e sul punto vita da sott’ufficiali e truppa. Quella che gli ufficiali portano ancora oggi sull’alta uniforme, ma ovviamente con misure diverse.
Gli ufficiali dei vari corpi (se così possiamo definirli) erano tutti professionisti, ma per accedere alla carriera militare, dovevano appartenere a famiglie nobili. 

Bisogna chiarire un attimo il concetto di nobiltà. Vi erano titoli nobiliari non comitali, come Messere, Signore, Illustrissimo Signore, ecc. Senza possedere alcun feudo. Vi erano poi i titoli nobiliari comitali, che nello Stato Sabaudo, partivano da Conte in su. Per accedere alla carriera militare come ufficiale, era sufficiente essere un Messere e potersi quindi fregiare di uno stemma araldico. 
Gli ufficiali di cui vi parlerò (un paio), erano tutti capitani ed appartenevano a famiglie dell’alta borghesia.
Inizierei quindi con il Capitano Lorenzo Gastaldo (o Gastaldi). Della famiglia Gastaldi si è già fatto qualche accenno, parlando della Cappella di S. Maria dell’Ora tempo fa. All’interno di questa vi era dipinto il loro stemma araldico, perché avevano l’uso privato della cappella, pur essendo questa di proprietà comunale. Lo stesso Capitano, aveva dei terreni nei pressi della cappella di S. Maria e di S. Massimo (ma non solo). La sua famiglia (in senso molto allargato) nasce come famiglia molto facoltosa di mercanti in Torino (si hanno tracce già dalla fine del ‘300) e si accresce, dando origine a molti rami famigliari che si domiciliano in altri paesi della provincia ed oltre, come i nostri Gastaldi e non solo: i Giorluto, i Barutello, ed altri. Alcuni diventeranno Conti, acquistando alcuni feudi o parte di essi tra il ‘600 ed il ‘700. Ad esempio parte della Contea di Trana o la Contea di Usseglio, ma non solo nella provincia di Torino: anche nelle provincia di Novara, Asti e Alessandria ed anche in Francia, vicino Nizza. Alcuni Gastaldi tra il ‘600 e l’800 sono stati Sindaci o Consiglieri comunali di Grugliasco. Nei documenti dell’archivio dei Padri Domenicani di Torino, i membri della famiglia Gastaldi ricorrono spesso: qui a Grugiasco, per compravendite o affitti di terreni, a Torino perché nella chiesa di S. Domenico, alcuni Gastaldi avevano le tombe di famiglia.
Ma torniamo a Lorenzo Gastaldi… Viene citato in una tesi di laurea , nel capitolo relativo ai forti militari e fortificazioni varie del Ducato, insieme ad altri comandanti. Da quello che si deduce, comandava il forte di San Michele della Chiusa, cioè il forte che si trova alla porta principale della Sacra di San Michele.
Questo faceva parte di una serie di piccoli forti, che potevano avere un contingente di uomini che andava dalle 6 alle 12 unità. Lo stipendio dei comandanti poteva andare dalle 30 alle 90 lire mensili, in base alla grandezza del forte e quindi all’importanza strategica del presidio. Il forte di S. Michele faceva parte del sistema difensivo di primo impatto verso la Capitale del Ducato, nel caso di attacco di truppe nemiche che fossero scese dalla Savoia, lungo la Val Susa, verso Torino.
In un volume di Giovanni Gaddo , troviamo una bella descrizione del forte e della foresteria del monastero, che funse da alloggiamento per i soldati dal 1523 al 1629. Un paio di volte leggiamo citata nell’anno 1600, la presenza della Compagnia militare di Grugliasco, con un Capitano, che molto probabilmente fu proprio Lorenzo Gastaldi.
Un altro Capitano, di cavalleria questo però, era il Giovanni Battista Panealbo. Fu Capitano delle Corazze, corpo la cui nascita è del 1607 . Erano arcieri a cavallo e sono stati il primo corpo di Corazzieri da cui discendono i Corazzieri attuali. Nei primi decenni del ‘600 sostituirono l’arco con una nuova arma da foco: la carabina. Un fucile a canna corta, che poteva essere facilmente portato a tracolla, anche a cavallo. Il primo embrione dei Regi Carabini, gli attuali Carabinieri.
Se dovessi riassumere un po’ la storia della famiglia Panealbo, mi troverei in difficoltà, perché la loro storia parte da molto lontano tra la fine del ‘300 e l’inizio del ‘400. Ma non si chiamavano Panealbo, bensì Mora. Erano la famiglia più antica di Grugliasco a cui erano secondi solo i Bardo. I Mora ad un certo punto si divideranno in due rami principali: i Clave ed i Panealbo appunto. Il nome originario scomparve nel tempo e rimase solo il soprannome. Pare che il capostipite del ramo Clave, fosse un Mora chiavaro della città di Torino: cioè il custode delle chiavi delle porte della città. Un po’ come dire: il Mora delle chiavi. Mentre il capostipite dei Panealbo, fosse stato uno dei pochi proprietari di terreni, che in Grugliasco, potessero essere coltivati a frumento e non a segale. Questo permetteva a lui e famiglia, di poter mangiare il pane bianco e non quello nero (di segale). Come dire: il Mora del pane bianco. Infatti un ramo
 discendente dei Panealbo è proprio la famiglia Panbianco, presente nei registri del catasto del nostro Comune, dei primi del ‘600: un nome, una garanzia!
La famiglia Panealbo aveva la residenza un po’ a Grugliasco ed un po’ in Torino perché, fondamentalmente, erano avvocati e notai e per lavoro, spesso erano in Torino. Molti erano professori di Diritto civile e penale o canonico, all’Università di Torino ed alcuni Segretari dei Duchi o Consiglieri di Stato, ufficiali dell’esercito, Commendatori dei SS. Maurizio e Lazzaro, sacerdoti e, naturalmente membri del Consiglio Comunale di Grugliasco. Moltissimi sono stati battezzati in Torino e sepolti nella chiesa di S. Dalmazzo.
Ma tornando al Capitano Panelabo, l’organico delle Corazze di cui faceva parte era di 40 uomini e in documenti d’archivio si legge: “serve da 12 anni nella Nostra Guardia; in servizio ha perso dei bei cavalli (di proprietà sua) e, nell’ultimo viaggio di Savoia, s’è slogata una spalla”. A risarcimento di questi danni personali, gli erano state donate dal Duca 13 giornate di terreno, ma non sappiamo dove.
Vi erano anche altri ufficiali residenti in Grugliasco, come il Capitano Cuneo, ma queste sono altre storie!

Manuela Mariuzzo


Un ringraziamento particolare a Biblion Graphic, copisteria/tipografia in v. Baracca ang. v. Da Vinci per la scansione delle immagini