giovedì 13 giugno 2013

I WANT YOU

     "Italiani, fate sentire la vostra voce e non perdete la rabbia di indignarvi". Così Beppe Grillo ieri sera. Un bel post, ma è come chiedere a un pesce di non stare in acqua. La maggioranza degli italiani non si indigna. Mai: si sfoga, si incazza. E poi lascia che tutto rimanga com'era. E' un paese che ha creduto a Mussolini, a Craxi, che continua a credere a Berlusconi: siamo geneticamente anomali da un punto di vista politico. Accettiamo (accettano) cose e ingoiamo (ingoiano) rospi allucinanti. Dei nove milioni o giù di lì che hanno votato M5S a febbraio, molti lo hanno fatto come sfogo di pancia. Sperando in una sorta di abracadabra immediato: "Adesso arriva Grillo in Parlamento e gli fa un culo così". Neanche lo conoscevano il programma. Neanche gli interessava. E ora tanti di loro non lo rivoteranno mai più, adducendo motivazioni ora giuste e ora un po' meno. Ho sempre detto, anche in tivù, che il più grande limite del M5S risiede nell'utopia... (infantile) di credere che milioni di italiani possano cambiare mentalmente.
Follia pura. In Italia non c'è mai stata una rivoluzione fisica, figuriamoci culturale. Anche l'indignazione per il caso Rodotà sembra appartenere a ere geologiche fa, e il mantra collettivo che unisce (quasi) tutti è ora il semplicistico "è tutta colpa di Grillo" (che ha fatto cazzate, ma che è arduo identificare come il responsabile di 20 anni e più di disastro). Qua il problema non è che il M5S cala (e talora crolla). Il problema è che un italiano su due non vota più; il problema è che il Pd sta già risbagliando tutto ("I bersaniani tornano ad alzare la voce": ma stiamo scherzando?); il problema è nei Civati che continuano ad abbaiare (per quanto talentuosamente) alla Luna; il problema è in una stampa che mitizza le Gambaro & i Mastrangeli non per il gusto della notizia ma per la fregola della propria sopravvivenza; il problema è che Berlusconi, nel suo silenzio calcolato, prepara la tempesta finale (non fatevi fregare dalle amministrative: è un altro sport). Il problema, più che altro, è che il Paese muore, in questo clima appaccicoso di pacificazione furbastra e perenne stasi legislativa (cosa sta facendo questo Parlamento? Nulla). In tanti volevamo il cambiamento. Ci hanno regalato la Restaurazione. E abbiamo perso tutti (anche se molti, i soliti miopi, festeggiano. Come quelli sopra il Titanic che ballarono fino alla fine, brindando ilari al disastro). Buona catastrofe.

Andrea Scanzi (Fatto Quotidiano)