sabato 22 dicembre 2012

Pillole di storia Grugliaschese 9

Come ci vedevano gli altri
 
Continuiamo la relazione dello storico Casalis, che racconta la Grugliasco della metà di due secoli or sono. Dopo una veloce inquadratura sia agricola che industriale della prima parte, si passa alla descrizione della storia e dei luoghi più interessanti.
 
Dizionario geografico – statistico – commerciale
degli stati di S. M. il Re di Sardegna
di Goffredo Casalis
                                  (parte 2°)
Libro VIII° di pagg. 696 – Grugliasco è alle pagg. 275/76/77/78 – pubblicato nel 1841.
GRUGLIASCO
La chiesa parrocchiale è in parte di antica, e in parte di moderna ed elegante costruzione, eseguita sul disegno dell’ingegnere Gianbattista Ravelli24. Comprende l’altar maggiore, il coro e due vaste cappelle. Il grande quadro de’ santi titolari Ippolito e Cassiano25 è sorretto da due angeli negli intercolunnii dell’altare. In una delle due cappelle dedicata a s. Filippo vedesi un pregevole dipinto, lavoro dell’egregia contessa Ottavia Masino di Mombello26.

Evvi inoltre una chiesa per uso di confraternita col titolo di s. Croce: ivi si vede un bellissimo quadro del crocefisso che si crede opera del cavaliere Beaumont27. Questa chiesa fu edificata per le pie offerte ed anche per l’opera degli abitanti: ne diede il disegno l’anzidetto ingegnere Ravelli. Fuori dell’abitato stanno due tempietti, uno dedicato a s. Rocco protettore del comune, e l’altro a s. Sebastiano28, che contiene una bella tavola rappresentante Maria Vergine col Bambino Gesù. Nella chiesupola di s. Sebastiano fu eretto un benefizio della casa Provana.
Un’antica torre quadrata di mirabile altezza sorge sulla piazzetta che sta davanti alla chiesa parrocchiale: nel tempo del governo francese29 servì essa ad uso di telegrafo; di presente serve di campanile.
Ai chierici regolari di s. Paolo30 vennero già donate dal padre Michiardi una comoda abitazione ed una grossa cascina coll’obbligo che ivi dessero nella chiesa parrocchiale in ogni anno gli esercizi spirituali, i quali cominciassero addì 4 di novembre.
Una congregazione di carità31 provvede ai bisogni degli indigenti, massime in caso di loro malattia.
Il cimitero giace nella prescritta distanza dal villaggio.
Gli abitanti in genere non sono di complessione molto robusta: assai buona è la loro indole.
Cenni storici. Nel farsi alcuni scavi fuori dell’abitato di questo paese, verso ponente, si discoperse, non è gran tempo, un sepolcro formato di tavolette di terra cotta con entro tre scheletri di alta statura, ed uno dei così detti lumi perpetui.
Grugliasco nei tempi andati era cinto di valide mura, e così munito di fortificazioni, che servivano di antemurale alla città di Torino. Le mura ne furono atterrate nel 1384 dai torinesi, perché a questi erasi ribellati i grugliaschesi che perciò ebbero anche a soffrire un barbaro sacco.
Verso la fine dello scorso secolo rimaneva tuttora in piè una vetusta porta denominata la Torniella che fu abbattuta nel tempo del cessato governo francese: al coperto di essa potevano riparare molte persone: era posta verso occidente nella direzione dell’antica strada di Rivoli. A’ suoi lati esistevano ampii fori a cui soprastavano lunghe finestre di gotico stile; e vi erano larghi fossi, che furono poi riempiti e ridotti a prato.
Una gru in due campi, l’uno d’argento, e l’altro rosso forma lo scudo ovale32, che trovasi appeso al volto della chiesa parrocchiale, ed offre una confusa etimologia di Grugliasco.
Questo villaggio fu dato in feudo con titolo comitale alla città di Torino, che ivi possiede una casa33 ed alcuni molini, ed ha il diritto d’intervenire per mezzo di due deputati decurioni a portare le aste del baldacchino34, alla solenne processione del Corpus Domini.
I grugliaschini35 comportarono gravi danni così dai francesi come dagli spagnoli al tempo dell’Assedio di Torino36, e ne furono anzi così maltrattati che si videro costretti a fuggire dal loro paese.
Nell’anno 1786 si diede alla luce in Torino coi tipi d’Ignazio Soffietti una descrizione di Grugliasco in versi martelliani, di cui non si lessero mai i più sciocchi. L’anonimo poeta volendo tessere l’elogio degli abitanti dopo aver detto che sono e rispettosi e umani, soggiunse:
«Ma san, se sono offesi, ancor menar le mani;»37
Popolazione 2074.
Note:
24 Vedi nota 20/22.
25 Non è esatto; la chiesa ha sempre avuto soltanto un patrono: SAN CASSIANO MARTIRE. Il quadro di cui si parla è ancora oggi visibile ben restaurato, nella sua sede, sul presbiterio alle spalle dell’Altare Maggiore, e raffigura oltre all’Assunta (prima e più importante patrona cittadina), San Cassiano e SAN GIOVANNI BATTISTA, patrono della città di Torino.
26 Vedi nota 18.
27 Si riferisce a CLAUDIO FRANCESCO BEAUMONT, nato a Moncalieri nel 1694 e morto a Torino nel 1766, artista di corte. Per approfondire la sua biografia è possibile trovare su Wikipedia una pagina a lui dedicata.
28 SAN ROCCO, copatrono della comunità di Grugliasco dal 1598 e SAN SEBASTIANO protettore contro le epidemie. Nei pressi di questa seconda cappella vi era il secondo cimitero del paese, nel quale venivano sepolti – fuori dal centro abitato – i morti per epidemie e pestilenze.
29 Naturalmente si parla della TORRE CIVICA, che durante il periodo napoleonico, fungeva da telegrafo ottico, sulla linea telegrafica Parigi-Venezia.
30 I Chierici Regolari di San Paolo (in latino Clerici Regulares Sancti Pauli) sono un istituto religioso maschile di diritto pontificio: i membri di questo ordine, detti popolarmente Barnabiti, pospongono al loro nome la sigla B.
È uno dei più antichi ordini di chierici regolari nella storia della Chiesa: nacque alla vigilia del Concilio di Trento sull’onda dei movimenti di “riforma” della vita cristiana. Il suo nome deriva dalla casa-madre dell’istituto, presso la chiesa di San Barnaba di Milano. La sede generalizia attualmente si trova a Roma, dove fu trasferita da Milano nel 1662. Al carisma dell’ordine, fondato da sant’Antonio Maria Zaccaria (15021539), partecipano anche le Suore Angeliche di San Paolo e i Laici di San Paolo (laicali, specialmente di coniugati).
31 Bisogna capire a chi ci si riferisce esattamente. Se alla CONFRATERNITA del SANTO CROCIFISSO o alla CONFRATERNITA dello SPIRITO SANTO.
32 Si parla dello STEMMA COMUNALE presente sulla facciata di San Cassiano, che è a fondo rosso, incastonato in una cornice bianca. Ma questo duplice “campo” è descritto non correttamente, in quanto il campo originale è rosso.
33 Potrebbe trattarsi del Vecchio Comune, ma anche dell’antica costruzione delle Spazzole, che aveva sul portone lo stemma comunale di Torino.
34 È vero, negli inventari del Beneficio della parrocchia, vi è citato un baldacchino per le processioni del Corpus Domini, sul quale vi è lo stemma della città di Torino, ma altri stemmi analoghi, vi sono anche sui mobili della sacrestia.
35 È interessante l’uso di questa parola: grugliaschini e non grugliaschesi.
36 Si riferisce alla guerra di successione spagnola, durante la quale tra il 29 e 30 agosto del 1706, in pieno assedio francese, per fermare dei guastatori nemici che erano entrati nelle gallerie della Cittadella di Torino, Pietro Micca fece esplodere le polveri.
37 Questo componimento si trova nel volume primo de: “Grugliasco appunti per una sua storia”. Non è poi così malvagio come sembra dal commento.
 
Manuela Mariuzzo