mercoledì 1 agosto 2012

Pillole di storia Grugliaschese 4

COSTANTINO IL GRANDE E LA DUNA DI SANTA MARIA


Avevamo lasciato il “fundus” di Currelio, intorno al 200 d.C. in un momento molto florido della storia dell’Impero Romano. Ma tutti possiamo immaginare che, più l’Impero si ampliava, più diventava difficile gestirlo e governarlo. Un impero che andava dalla Siria e Giudea, alla penisola Iberica, sull’asse est-ovest.
E dalla Britannia (escludendo l’attuale Scozia, abitata dai Pitti e dagli Scoti, che tanta pena diedero all’imperatore Adriano), fino a tutta la costa del Nord Africa (dalla Mauritania, alla Valle del Nilo), sull’asse Nord-Sud.
Riprendiamo il nostro cammino nell’anno 312 d.C.: un anno molto importante, non solo per la storia del nostro territorio, ma per le sorti dell’intero Impero, che vedrà iniziare il suo inesorabile declino, fino al completo dissolvimento e trasformazione in qualcosa di molto diverso. Facciamo soltanto un piccolo passo indietro, per capire meglio, cos’era successo qualche anno prima.
Nel 284 d.C., Diocleziano divide l’Impero in due: Impero d’Oriente ed Impero d’Occidente; ciascuno governato da un Imperatore con il titolo di Augusto, affiancato ed assistito da un Cesare, che sarebbe diventato automaticamente il suo successore. I due Imperatori scelsero due nuove capitali: Milano e Nicomedia (nella Turchia continentale, nei pressi del Bosforo).
Nasce la Tetrarchia: una riforma politico-amministrativa, per poter governare meglio l’Impero, ma che nella realtà non funzionerà, viste le lotte intestine tra i Tetrarchi, che porteranno alle guerre civili di qualche anno dopo.
Quando improvvisamente morirà Costanzo (in Britannia), i militari dichiareranno suo successore il figlio Costantino. Il governo legittimo però, nominerà erede Severo, concedendo a Costantino di essere designato suo successore alla morte di questo.
  
Dopo poco il figlio di Massimiano (che aveva abdicato) Massenzio, imita Costantino e si fa nominare a sua volta Augusto a Roma. Questo provoca l’opposizione degli altri due Tetrarchi e l’intervento del padre Massimiano in favore del figlio.
Solo Costantino, viene riconosciuto come uno dei legittimi governanti, mentre Massenzio viene dichiarato un usurpatore. Il padre Massimino per difenderlo, inizia una lotta soprattutto contro Costantino, ma verrà sconfitto dalle sue truppe a Marsiglia nel 310 d.C. e si ucciderà.
L’anno successivo, morirà anche Galerio (uno dei Tetrarchi) e Costantino muoverà contro Massenzio per riunire parte dell’Impero. Da York riunisce un notevole esercito e muove verso l’Italia, oltrepassando i valichi alpini, verso le città più strategiche da un punto di vista politico e militare.
Dapprima entra in Italia oltrepassando il Valico del Moncenisio, con un esercito di ben 90.000 fanti e 8.000 cavalieri. Scesero verso Susa, vi posero l’assedio ed una volta preso l’avamposto, lo incendiarono. Incendio però, che venne spento, visto che gli abitanti si allearono con lui. Quindi Costantino si diresse sull’Augusta Taurinorum, dove si scontrò con l’esercito inviatogli contro da Massenzio, dotato di un forte contingente di cavalleria: Costantino, notò che i cavalieri di Massenzio avanzavano in formazione a cuneo, ed ordinò al proprio centro di arretrare, allargando il più possibile il fronte del proprio schieramento formando un ventaglio, in modo che i fianchi si chiudessero sul nemico, il quale (avendo un equipaggiamento pesante) non era in grado di manovrare con rapidità. Al contrario Costantino, disponeva di una cavalleria con armamento leggero, e quindi maggiormente mobile. Inoltre, Costantino aveva dotato i suoi uomini di mazze chiodate che, essendo contundenti, rendevano meno efficace la corazzatura pesante dei cavalieri avversari. Successivamente Costantino ordinò ai suoi fanti, di avanzare contro quelli di Massenzio per tagliarne la via di fuga. La vittoria giunse di conseguenza, in modo assai facile.
Gli abitanti di Torino si rifiutarono di dare asilo alle truppe in ritirata di Massenzio, chiudendo loro le porte d’accesso alla città. Al contrario applaudirono le truppe di Costantino, dopo che queste ebbero ucciso i soldati di Massenzio, intrappolati contro le mura. In seguito, Costantino entrò in città per essere acclamato dai suoi abitanti.

 Ma cosa centra tutto questo con la Duna di Santa Maria?





Studiando le sabbie del sottosuolo grugliaschese, molta attenzione gli appassionati della materia hanno dato, ai reperti ritrovati tra le sabbie della Duna di S. Maria: in particolare un’ascia da battaglia di epoca romana, ma soprattutto due denti ed una vertebra di cavallo.
Questi ultimi, di per sé non destavano particolare interesse, se non fosse stato per via della sabbia calcificata, presente su di loro: questo dimostrava una lunghissima permanenza tra le sabbie. Ma anche un altro particolare incuriosiva: facevano parte di un’enorme quantità di ossa di cavalli, ritrovate durante uno scavo. Si parlava di un trasporto di numerosi carichi avvenuto con autocarri e documentati dagli addetti ai lavori.
Un tale ammasso d’ossa, poteva avere solo due spiegazioni: un seppellimento a causa di una moria per via di una epidemia, in un’area poco frequentata da altri animali domestici, per evitare un ulteriore contagio. Oppure uccisi su di un campo di battaglia.
Gli appassionati e studiosi di storia locale, definiscono quest’area in varie epoche, campo di molte battaglie e quella su cui più si è discusso, è proprio quella dei Campi Taurinati, tra gli eserciti di Costantino e Massenzio.
Questo perché all’epoca, quest’area aveva le condizioni migliori per lo svolgimento della battaglia in questione. Soprattutto partendo dal fatto che, l’estensione della Duna sul territorio rispetto ad oggi era decisamente maggiore; ancora nel 1800, le misurazioni geologiche davano una lunghezza di 810 metri (asse est-ovest) ed una larghezza di 300 metri (asse nord-sud). Ad oggi le misure sono quasi la metà.
Tornando su quanto già detto la scorsa volta, sulla natura sabbiosa del suolo grugliaschese, chi ha ripreso in mano gli studi su questa battaglia nel 1971 prima e ancora nel 1996 poi, rileggendo le due principali tesi, riguardanti la collocazione del campo di battaglia: la prima lo colloca nell’area tra Rosta, Rivoli ed Alpignano, mentre la seconda tra Rivoli, Collegno e Grugliasco, preferisce spostarlo verso il nostro territorio. Questo perché le nostre Dune, essendo pura sabbia (in particolare quella di S. Maria, anche per 10 mt. di profondità), erano certamente prive di vegetazione: realtà ben diversa, riguardo la prima ipotesi. Questo garantiva una maggiore visibilità per i comandanti ed una maggiore libertà di manovra degli eserciti.
L’esercito di Massenzio quindi, poteva predisporsi, con la cavalleria corazzata sul lato nord della Duna, verso l’imbocco della Val Susa, da dove arrivava il nemico e mettere al “riparo” parte della fanteria, sul lato sud della Duna, per un eventuale secondo attacco, verso l’esercito di Costantino!
A rafforzare quest’ipotesi, alcuni ritrovamenti nell’area di Regina Margherita, di tombe di soldati romani, sia pagani che cristiani, con al fianco la loro daga: arma tipica in uso presso l’esercito di Costantino (variante del gladio). Interessante il riferimento alla diversità di sepoltura, a seconda delle religioni professate dai legionari. Infatti Costantino, giunto a Mediolanum, capitale dell’Impero d’Occidende, promulgò il noto editto che dava libertà di culto ai cristiani, ponendo fine alle persecuzioni dei secoli precedenti. Ma quella della diffusione del cristianesimo sul nostro territorio, è un’altra storia…
Manuela Mariuzzo

Riferimenti:
- it.wikipedia.org: Portale Antica Roma.
- www.adquintum.com
- Bollettino del Gruppo Archeologico – Ad Quintum – 2002 – n° 10”.
- Popoli e civiltà” – vol. III – Fratelli Fabbri editori – A.A.V.V. – Stampato in Milano 1968.
- Storia Universale Illustrata – vol. V° Dalla disgregazione dell’Impero Romano, al nuovo Impero Carolingio” - Fratelli Fabbri Editori – Stampato e registrato presso il Tribunale di Milano, il 7 gennaio 1970.