martedì 26 giugno 2012

Pillole di storia Grugliaschese 2

Al quinto miglio romano


Centuriazione romana
Tra l’anno 9 a.C. (annessione del regno dei cozi, all’impero romano) ed il III° secolo d.C. tutti i terreni del circondario del castrum dell’Julia Augusta Taurinorum, vennero lottizzati con il metodo della centuriazione  ed assegnati a nuovi coloni o veterani delle varie guerre, oramai a riposo.
Questo perché fossero coltivati o usati come pascoli.


La privatizzazione delle terre statali, rientrava nella legge agraria di Tiberio Gracco, emanata nel 133 a.C.

Nel sito internet del nostro comune, si parla proprio di questa ipotesi, come origine della nostra comunità: l’assegnazione di un lotto agrario, ad un veterano di guerra o colono, di nome Currelio. Quindi il suo podere sarebbe diventato il “fundus Curreliascus”.

Ma dove si trovava all’epoca il podere di Currelio? E come venivano fatte le centurie? E da chi?

Innanzi tutto, le misurazioni per lottizzare i terreni, venivano fatte dall’agrimensore (il misuratore della terra), l’attuale geometra.

Ancora nel ‘700, i registri catastali dei comuni erano firmati dall’agrimensore e da un notaio. Solo nell’800, si passa al termine analogo di matrice greca: geometra (il misuratore della terra). Questo da quando, (per moda dell’epoca) si ha una riscoperta dell’antico, con un gusto neoclassico, anche nella lingua. È vero che l’agrimensore aveva alle origini un compito tecnico, soprattutto di misuratore dei terreni esclusivamente agricoli e meno ad uso immobiliare.

La centuriazione seguiva esattamente lo stesso metodo della fondazione dei nuovi insediamenti urbani.
Groma Romana

L’agrimensore, con l’aiuto di uno strumento che era il groma (una sorta di squadra su tre assi cartesiani) fissava il punto centrale, cioè l’ombelico: umbilicus agri.

Puntando uno dei bracci del groma verso est, all’incirca dove si alzava il sole, fissava il primo asse est-ovest, che era il decumano massino. Quindi perpendicolare a questo, fissava il secondo asse nord-sud, il cardo massimo.


A volte non sempre l’orientamento era perfettamente coincidente con i punti cardinali: poteva seguire invece l’andamento del terreno, per facilitare il defluire delle acque piovane ad esempio o lo scorrimento di canali naturali. Venivano poi tracciati i paralleli delle due direttrici principali.
Nel caso di insediamenti urbani, come le città o i castrum (avamposti militari fortificati), in seguito si tracciavano poi le insule, cioè gli isolati.
Nel caso delle centuriazioni agricole, si eseguivano le divisioni, secondo delle misurazioni in actus e sottomultipli, le heredia: unendo 100 superfici quadre di 2 actus (71,04 mt.), si avevano centum heredia, cioè una centuria.
Normalmente i fondi assegnati ai colini erano di 20 actus quadrati. Un bel pezzo di terra!
Non sappiamo di quanti actus fosse il fundus di Currelio, ma doveva essere comunque una proprietà notevole.
Dove fosse?
Gallia Cisalpina
Se fossimo stati dei suoi contemporanei, e fossimo partiti da Julia Augusta Taurimorum, sulla via delle Gallie, verso il castrum di Segusium (Susa), da dove poi avremmo potuto attraversare i passi del Moncenisio e Monginevro, per entrare nella Gallia Transalpina, saremmo dovuti uscite dalla porta Decumana (o porta Segusina), all’incirca a piazza Statuto dove finisce via Garibaldi. Di lì sulla via Latina, o così dicono alcuni ricercatori che pensano che l’asse più probabile della strada originale romana, fosse l’attuale v. Latina / v. Sabaudia, ma se dovessimo seguire le indicazioni, delle centuriazioni forse il prolungamento del decumano massimo, più corretto è l’asse attuale di C.so Francia (dune permettendo!). In fondo cambierebbe poco, visto che la distanza tra l’uno e le altre è solo di poche decine di metri.
Pietra miliare romana
Giunti al quinto miglio romano (segnato da una delle pietre miliari - un miglio erano mille passi e corrispondeva 1.480 mt. circa), verso sud avremmo certamente trovato il “fundus curreliascum”, dov’è ancora ora, mentre a nord vi era un altro insediamento: Colegium. “Ad quintum”, vi era però un’area dedicata al culto delle divinità locali, che nei secoli seguenti, verrà distrutta e sostituita da un monastero cristiano e dalla sua chiesa: San Massimo.
Ma questa è un’altra storia…









Fonti: wikipedia - sito del comune di Susa - sito del comune di Grugliasco.


Manuela Mariuzzo