martedì 4 dicembre 2007

Una discussione sugli OGM

di Gianluca Fracasso
Per provare a movimentare un po’ la discussione (..no il dibattito, no!!!!.. Moretti docet), prendo spunto dalla campagna anti-ogm che si è appena conclusa con notevole successo. Tutti i mezzi di informazione ne hanno parlato e GD ha aderito riportando anche un buon successo in termini di raccolta firme.
Devo dire la verità, non riesco ad abbracciare tale causa con l’entusiasmo che ha caratterizzato il nostro movimento. Penso infatti che di fronte al continuo inaridimento delle terre ed alla conseguente diminuzione di disponibilità di terre coltivabili; di fronte all’inarrestabile aumento della popolazione mondiale e considerando che il 70 % della disponibilità di acqua viene utilizzata per l’agricoltura... ecco di fronte a tutto questo – e considerando che quelli che noi chiamiamo prodotti biologici vengono comunque trattati chimicamente per avere dei rendimenti di produzione per lo meno accettabili - la modificazione genetica potrebbe risultare una soluzione, tanto più che non compare alcuna evidenza scientifica circa eventuali ricadute negative sulla salute umana.
Certo, c’è un problema di "sacralità" della natura che non riscontro però così sentito in altri ambiti, tipo quello medico (le prossime generazioni non moriranno probabilmente più di malattie neuro-degenerative o tumori grazie alla ricerca in biogenetica).
Forse cercare attraverso un oculato ausilio dell’ingegneria genetica di:
- migliorare i rendimenti di produzione senza avvalersi di pesticidi;
- permettere le coltivazioni anche in terreni altrimenti considerati aridi ed inutilizzabili;
- diminuire la necessità d’acqua per le coltivazioni;
potrebbe alla fine rivelarsi l’unico modo per permettere di sfamare la popolazione mondiale.
Mi rendo conto che c’è un problema di bio-pirateria (brevetti in mano alle multinazionali che condizionano così il mercato soffocando oltretutto la possibilità di bio-diversità ed indipendenza economica delle popolazioni contadine), ma con la volontà della comunità internazionale si potrebbero attuare politiche in grado di togliere alle grandi compagnie la possibilità di ricatto e vessazione sulle popolazioni contadine, liberando brevetti e permettendo comunque la tutela delle produzioni locali che connotano tradizioni ed identità locali, lasciando la libertà di scelta ai produttori locali.
Vedremo... nel frattempo se qualcuno riuscisse a darmi qualche ragguaglio in più per consolidare o rinnegare la mia attuale opinione ve ne sarei grato, tanto più che il tema in discussione porta spesso a prese di posizioni piuttosto manichee, delle quale occorre sempre diffidare.
Saluti a tutti.